|
|
|
|
.::About me .::Love .::Hate .::Read .::WishList .::Archivio .::Links .::Visite .::Credits |
|
martedì, ottobre 25
Preparo mi boda en blanco mientras opino que este calor es nuevo para mí. Cuanto color en una persona sola; una pincelada para dibujar mi corazón. Él no sabe que es la razón de mi canto y, como en una grande habitación insonorizada, sigue representando su mundo de naturaleza, y yo le miro desde aquí reflejarse en aquel lienzo.
Mi chiamo Caterina Ludovica Ponchioni Mazza Frenello, mi occupo di decoupage estremo ed ho un allevamento di lombrichi. Sono molto miope e daltonica, a tal proposito considero la mia professione come una sfida. Mi piace tagliuzzare immagini prima complete e, gradualmente, mutilarle con delicatezza e precisione fino ad ottenere forme di mio interesse. Il più delle volte comincio un'opera senza neanche averne un'idea precisa. Raccolgo da riviste e quotidiani figure verosimilmente graziose e le applico su un oggetto di mia creazione con uno spesso strato di colla e lucido. Bisogna stare molto attenti perché, una volta posti questi foglietti deliziosi sulla base, il legame tra i due elementi sarà irreversibile. Come fossero nati insieme. Come una distesa di pelle chiazzata qua e là da piccoli nei. In genere è preferibile scegliere disegni floreali, immagini familiari, casalinghe. La vista non deve sentirsi aggredita dall'intrusione di elementi di disturbo. Il lavoro necessita di molto equilibrio nella sua espressione, sicché la mia sempre più frequente passione per le immagini cruente risulta alquanto scomoda ai più. Dopo molti anni di duro impegno e dedizione, ho creduto fosse giunto, infatti, il momento di sopprimere la scelta iconografica comune a vantaggio dell'introduzione di nuovi elementi visivi. In questo mi ha certamente aiutato la televisione. Al principio credevo che tutto mi aggredisse. La velocità e la truculenza di certe scene sembravano ferire la mia, se pur malandata, vista. Poi, invece, sono passata ad una fase di assuefazione subliminalmente raggiunta senza sforzo. Alla fine tutto mi piaceva. Il trash, il volgare, l'osceno mi affascinavano, mi rapivano. Il sangue mi macchiava senza sporcarmi. Era delizioso sentirsi parte di quel marcio visivo. Da qui ho cominciato la mia nuova attività di scelta, il mio nuovo punto di vista, la mia nuova kamasutriana posizione artistica: un delirio di immagini prima aborrite ed ora preferite. Denti, dita sozze, arti molli, piedi storti come ulivi, unghia, sangue, fango e infine cadaveri. Dalle pagine di cronaca ho cominciato a selezionare le immagini più singolari. E le volte in cui trovavo la foto di un cadavere raggomitolato in qualche posizione strana.. che fortuna! Quanto all'allevamento di lombrichi, ho deciso di avviarlo per una questione puramente funzionale. I lombrichi in questione, provenienti per vie assolutamente legali dalla Tanzania, producono, alla loro compressione, un particolare pigmento che io aggiungo alla colla per il decoupage affinché essa acquisti una brillantezza ed una durevolezza maggiore. Ho scoperto gli strepitosi vantaggi scaturenti dall'utilizzo dell'incredibile creaturina, in uno dei miei viaggi nella succitata Tanzania. Passeggiavo per la terra arsa dal sole in cerca di nuovi stimoli cromatici, per quanto la mia percezione a tal proposito sia alquanto esperpentica, quando vidi brulicare, alle pendici di un grosso masso, un turbinio di viscidi lombrichi dall’aspetto masticabile. In base a quanto rivelatovi, la mia propensione per il disgustoso ed il purulento mi spinse ad avvicinarmi a questi esserini e a prenderne uno in mano. La mia cautela non fu tuttavia abbastanza e così, nel tentativo di afferrarne uno, ne schiacciai un altro. La poltiglia che fuoriuscì dal lombrico ricordava la brillantina, da qui l’idea di mescolare quel fluido con la colla da me utilizzata per il decoupage, dando origine così a quello che io chiamo "decoupage estremo" in quanto, da allora, la brillantezza e la durevolezza dei miei lavori ha raggiunto livelli "estremi". il mio nuovo personaggio...
ero proprio io a cantare. morivo dalla voglia di sapere che stavi ascoltando davvero il mio disco, magari mentre dipingi o ti rilassi sul letto.. come vorrei essere lì da te, in quella città nebbiosa e piena di anima, come vorrei essere da te.
Quanta veemenza per una cazzata! e tutte le volte che ti ho detto ti amo? quelle non meritavano la tua forza di stanotte... per pretendere troppo sei sempre il migliore... sei spregevole.
E così la tua indecisione si ripresenta tagliente come sempre. Discutiamo. Cerco di restare calma, di non azzannarti ancora forsennatamente mentre m'aspetto una risposta da te. QUALCOSA PER TE LA PROVO PURE, MA NON HO TEMPO PER TE. E' in assoluto la frase più insensata che ti sia mai uscita dalla bocca da quando ti conosco. Quindi i sentimenti si trasformano utilitaristicamente in frammenti di quotidiano. Quindi i sentimenti diventano scompartimenti stagni cui dedicare o non dedicare attenzione. Amare per te significa ritagliare il tuo tempo in mosaici striminziti ed offrire alla tua partner l'esito di questo decoupage malsano? mi spiace ma io non ci sto. Non ci sono mai stata e mentre mi dici OGNUNO PRENDA LA SUA STRADA E POI CI RINCONTRIAMO, SE VUOI, io già mi convinco che non sai assolutamente quello che vuoi e che tutto questo durerà in eterno. Prova ne è il tuo sms poco dopo e la tua chiamata notturna. Non mi chiami mai di notte. Cosa cazzo volevi ieri sera? Mentre io dormivo e cercavo di non rovistare più con la mente tra i nostri ricordi. Mentre facevo una fatica pazzesca, tu cosa volevi da me ieri? NIENTE. Sei sicuro? FORSE SI. Io fossi in te non perderei l'occasione di essere chiaro e sincero con me. Potrebbe essere necessario. Dimmi cosa volevi dirmi ieri. Magari è importante. Nessuna risposta. Solo indecisione. Ma se non avevi niente da dirmi, perchè mi hai chiamata? Se non provi nulla, perchè mi mandi i tuoi dannati pacchi profumati di te? Cosa speri di ottenere? Io ti voglio bene, è vero,ma si tratta più di una presa di posizione, ormai. Non ricordo nulla di te. Il tuo maledetto film ha riportato alla luce quella merda di cui mi hai reso partecipe. La tua incapacità di agire, la tua immaturità. Ma la colpa è tua, della tua famiglia e di quella povera donna che ti cresce come una madre. Che ti taglia la carne, invece di mandarti sanamente a fanculo più di ogni tanto. Sei di un egoismo fuori misura. Tu non ami niente e nessuno. Tu non ami lei, tu non ami i tuoi, tu non ami me (PERCHE' TU SEI TROPPO, FRANCESCA) -hai detto-. Tutto ruota intorno alle aspettative che dissemini man mano che cammini e la gente, se non ti conosce, ti aspetta pure e ti dà tempo e ti comprende e pensa che presto passerà che è un periodaccio. Ma tu resti uguale, protetto dalla gonnella di tua madre, donna dalla testolina facilmente impressionabile, tanto da costringerla a farsi il segno della Croce solo a sentire il nome mio, Francesca, che invade la tua casa con il trillo del telefono. Io, educatissima: Buona sera, sono Francesca, c'è B.? Un attimo eterno di stop... spazi sconfinati, deserto, covoni di paglia che rotolano, il vuoto nella testa della povera donna, un'espressione di stupore mista a paura. Paura che l'antiCristo le irrompa in casa. Adesso capisco dove hai copiato quella faccia improbabile che proponi a chi ti fa una domanda un pò più problematica del solito. Ed io, che sono fatta per la luce, per la giustizia, per la chiarezza, per l'arte e per la fame.. io sazia di me stessa perchè sono arrogante è vero, ma non faccio male come te; io che non ferisco, io che sono e basta. Io dovrei aspettare con ansia una tua chiamata inopportuna. Chiedermi il suo significato e restare amareggiata al tuo solito rifiuto di parlarmene. Sai perchè non mi parli mai di niente? Perchè, in effetti, non hai niente da dire.
troppe cose da dire. non so nemmeno da che parte cominciare. ricorderò tutto però. ogni cosa resterà ricamata sul mio cuore per sempre.. Napule e mille culure... quante persone, quanti occhi e mani ho visitato. non li perderò di vista, promesso. |
|