vedo la mia vita sotto un unico percorso, una lunga e larga tettoia sempre costante sulla mia testa anche quando non piove.
tutto il tempo, tutti i giorni della mia vita passati ad anestetizzarmi dalla diversità, dalle risate improprie, dai giudizi scontati, dai pregiudizi, dalle battute infelici, dall'invidia, dalla mia invidia, dalle considerazioni spicciole, dalle considerazioni feroci ma vere.
tutto il tempo, tutti i giorni della mia vita a guardare avanti senza dare l'impressione di curarmi di quello che sta succedendo.
tutta l'energia mia impiegata per non notare che una persona accanto a me sul tram è strana, che quello che fuma mezza cicca all'angolo della strada è un barbone, che la rumena col bambino in braccio c'avrà 16 anni, che la guerra lì, così lontano, non mi tocca, che non importa se piove ed io non mi bagno perchè, malchevada, entro in macchina, che non mi frega se la gente in facoltà non sa come scendere alla fermata del tram perchè io ho l'auto alla faccia dei passaggi..
tutto il tempo, tutti i giorni della mia vita a rendermi insensibile alle cose importanti, alle ferite mie e degli altri, perchè tutto deve scorrere lucido ed inerte dal vetro del mio treno personale, il mio binario difficilmente cede. ho costruito un mezzo superveloce che fa 1000km al secondo. non ho, in effetti, occasione di vedere cosa succede fuori.
quindi mi stupisco quando la gente scrive quarti di bue su questi blog inneggiando alla voglia di fare, di dire, di immaginare... ma cosa esiste veramente? bisognerebbe ammettere che non c'è niente ed ognuno è circondato dal suo fossato personalizzato.
perchè è così.
ecco, quello che proprio non volevo, era elaborare l'ennesimo pistolotto.
me ne scuso.